“Design for resilience”: si è conclusa la summer school per progettare Bologna, città resiliente

17-09-2015

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“Design for resilience”: si è conclusa la summer school per progettare Bologna, città resiliente

Si è conclusa, con una cerimonia presso la Sala Tassinari di Palazzo D’Accursio, “Design for adaptation. Resilient Urban communities”, la PhD Summer School internazionale sostenuta da Climate-KIC, il programma europeo per la conoscenza e l’innovazione sul tema dei cambiamenti climatici.

La scuola è stata ospitata dal Comune di Bologna, dall’Urban Center Bologna e dal Dipartimento di Architettura dell’Università Alma Mater che – in qualità di partner – hanno selezionato gli argomenti scientifici e i due casi studio: il quartiere Bolognina e l’area del Reno.

Allo scadere di due intense settimane, ricche di key lecture con docenti internazionali (che hanno spaziato dalla gestione dei rischi naturali al design sostenibile), visite guidate ai due siti e alle eccellenze architettoniche della città (come il Mast), sessioni di progettazione, business management e comunicazione, sono sei i progetti che i diciannove partecipanti provenienti da tutto il mondo hanno messo sul tavolo.

Tre riguardanti la Bolognina: il primo, “Risk Mate”, ha disegnato una piattaforma per raccogliere, analizzare e poi condividere dati utili alla cittadinanza per ragionare e rispondere ai cambiamenti climatici con azioni votate alla resilienza; il secondo, “Four Season for Bologna”, prevedeva l’organizzazione di quattro grandi eventi tematici da realizzare lungo gli assi di attraversamento principali, con l’obiettivo dichiarato di sensibilizzare ed educare i cittadini; il terzo, “Path to Bologna”, ha messo insieme un set integrato di soluzioni, alcune già esplorate e altre più innovative, sul tema della captazione rinnovabile: un modello di architettura di sistema sostenuto da un praticabile piano economico.

Sul versante del secondo sito, l’area del Reno, il progetto più visionario è “Back to the Future” che immagina la riscoperta del fiume come elemento costitutivo del tessuto urbano: dalla periferia (con mercati di fiori fluviali) fino al centro di Bologna, liberando i canali dal cemento. Il secondo riscrive la sezione di valle e le aree adiacenti per renderle accessibili, vivibili e pienamente integrate nel paesaggio e nelle abitudini quotidiane. L’ultimo punta l’attenzione sugli orti e la sostenibilità del cibo come laboratori permanenti di educazione ambientale.

I progetti sono stati valutati da una giuria tecnica composta dall’assessore all’urbanistica Patrizia Gabellini e da Giovanni Fini del Comune di Bologna, da Andrea Boeri, direttore del dipartimento di Architettura, da Arianna Cecchi, Innovation Leader della Climate Kic.

“Il primo posto abbiamo convenuto spettasse al progetto dal titolo Path to Bologna perchè è innovativo, realizzabile e ha colto l’interdisciplinarietà come elemento fondativo della metodologia della PHD Summer School” ha raccontato l’Assessore Gabellini. Questo progetto verrà adottato tra le azioni che tradurranno operativamente la “Strategia di adattamento” che il Consiglio comunale si appresta ad adottare entro dicembre.

Creatività, innovazione, concretezza: questi i valori che hanno orientato i lavori, restituendo una visione di Bologna diversa, vista con occhi “altri” rispetto agli amministratori e ai residenti. Non solo una scuola di alta formazione: questa prima edizione italiana lascia un segno tangibile del suo passaggio: “Path to Bologna” descrive una serie di azioni concrete che entreranno nelle politiche urbane.

In attesa di una seconda edizione, per approfondire nuovi casi di studio, per accogliere nuovi spunti, nel tentativo di costruire e condividere una città sostenibile e resiliente.

> Guarda il video della summer school: https://youtu.be/wNoetRit9jc

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